(Italian version below)
When I began exploring the world of photography, now more than ten years ago, the debate was divided between the continent of purists, who refused to use editing software, and the ocean of contemporaries, who used it more or less frequently. Today, in the era of generative artificial intelligence, the debate has changed radically: to create images with a simple prompt or continue to take one's own? The consequences of the question are far-reaching: is photography still meaningful? This doubt brought me back to my extensive archive in search for something that made my photography, truly, mine. As I looked through the images, an interior voice resounded: the light is too bright, there is no depth, the colors are too vivid. Soon, my initial disappointment moved into a realization: what makes my photography unique is precisely its imperfection. An imperfection that is not sought, and hence completely natural, just like the moment it wishes to portray. The one-hundred-fifth edition of Tra i Leoni seeks to do exactly this: find the imperfections in our lives and give them meaning. It is from Japan that we can learn to appreciate what we do not find ideal: Marco Milesi tells of the practice of kintsugi, where the space between shards of broken pottery is filled with gold. Jemmy Suwannaluck reflects on the two extremes of legal systems, the utopian and dystopian ones, to conclude that, as it often occurs, virtue lies in-between. Claudia Caffo recounts how artificial intelligence is still far from linguistic proficiency, and yet its impact on writing can become totalizing. These articles, along with many others, seek to give a picture of imperfection without, however, having any hope of escaping it. Enjoy!
Quando ho mosso i primi passi nel mondo della fotografia, ormai più di dieci anni fa, il dibattito accademico si divideva fra il continente dei puristi, che rifiutavano di usare programmi di post-produzione, e l'oceano dei moderni, che ne facevano uso più o meno frequente. Oggi, nell'era dell'intelligenza artificiale generativa, questo dibattito si è spostato radicalmente: creare immagini con un semplice testo o continuare imperterriti a scattare le proprie? La conseguenza della domanda è profonda: ha ancora senso fotografare? Questo dubbio mi ha riportato nel mio ampio archivio di immagini alla ricerca di qualcosa che rendesse la fotografia, appunto, mia. Nel mentre, una voce interiore, guardando le immagini, sussurrava: luce troppo intensa, scarsa profondità, colori troppo vividi. La delusione iniziale è però presto mutata in una realizzazione: quello che rende unica la mia fotografia è proprio la sua imperfezione. Un'imperfezione non voluta, e per questo del tutto naturale, proprio come l'istante che cerca di raccontare.
La centocinquesima edizione di Tra i Leoni tenta di fare appunto questo: cercare le imperfezioni nelle nostre vite e dar loro un significato. Ed è proprio dal Giappone che possiamo imparare ad apprezzare meglio ciò che non troviamo ideale. Marco Milesi racconta della pratica del kintsugi, dove si riempie con una colata d'oro lo spazio frantumato di una tazza o un piatto caduti. Jemmy Suwannaluck riflette sui due estremi dei sistemi legislativi, quello utopistico e quello distopico, fino a concludere che, come spesso accade, la virtù sta in mezzo. Claudia Caffo narra di come l'intelligenza artificiale sia ancora distante dalla sapienza linguistica, eppure il suo impatto sulla scrittura possa diventare totalizzante. Questi, insieme a tanti altri articoli, cercano di dare un quadro dell'imperfezione senza, ovviamente, avere alcuna pretesa di sfuggirle. Buona lettura!
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